Biblioteca Universitaria di Napoli

Questa biblioteca è fornita di una “quantità bastante di libri per tutte le scienze”, a dirla come nei primi anni del Seicento, quando Pedro Fernandez de Castro, viceré di Napoli, riformando gli studi universitari, volle la sua regolamentazione sul modello dell’Università di Salamanca.
Il Palazzo degli Studi, sorto a via Costantinopoli, viene inaugurato a lavori non ultimati il 14 giugno 1615. La “libreria”, aperta al pubblico due ore la mattina e due la sera “per comodo degli Scolari”, doveva essere gestita da un “Librajo molto intelligente ed esperto”, incaricato dell’ordinamento e della sorveglianza dei volumi “incatenati ne’ banchi” all'uso delle biblioteche rinascimentali.
Intorno alla metà del Settecento, Carlo di Borbone fece riprendere i lavori del Palazzo degli Studi; in seguito la sede universitaria fu trasferita nel soppresso Collegio Massimo dei Gesuiti. Era il 1777. A porre le premesse per un centro librario ad uso degli universitari, fu il governo di Gioacchino Murat che soppresse gli ordini religiosi requisendone i beni culturali.
Con la restaurazione dei Borbone, il grande salone al primo piano del Collegio del Salvatore diventa sede della biblioteca dei Regi Studi, e ad essa vengono destinati il patrimonio librario della Gioacchina e parte dei fondi delle biblioteche dei monasteri soppressi.
Nel gennaio del 1827 la Biblioteca è aperta al pubblico: l'avvenimento viene riportato dalla stampa ufficiale.
Diteci voi ora se, per tutti questi motivi e per altri che non abbiamo narrato, questo luogo è degno di essere visitato.

Via Giovanni Paladino, 39

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